L’innovazione corre a Fieragricola, tra Intelligenza Artificiale, robotica, big data, ma anche nei settori del biocontrollo e delle biosolution. Temi affrontati nel webinar organizzati da Fieragricola in collaborazione con L’Informatore Agrario, momento formativo in vista della 117ª edizione della rassegna internazionale di Veronafiere dedicata al settore primario, in programma dal 4 al 7 febbraio prossimi. Con 11 padiglioni oltre alle aree esterne, l’edizione 2026 si preannuncia una delle più significative, a conferma del ruolo insostituibile dell’agricoltura per la produzione e la garanzia della sicurezza alimentare. Non per niente il claim sarà «Full Innovation». Ed è dalle innovazioni nel segmento dei big data che partiamo.
«La caratteristica dei big data è che raccolgono un immenso volume di dati, che sono generati a grandissima frequenza e da una grandissima varietà di soggetti, dalla stazione meteo ai trattori, passando per le attrezzature. La vera sfida è riuscire ad estrarre da una grande mole di dati tutte le informazioni che possono creare valore», ha analizzato Carlo Bisaglia, responsabile del centro Crea di Treviglio (Bergamo). Gli obiettivi futuri della meccanizzazione in agricoltori sono quelli di arrivare alla realizzazione di trattori autonomi, in grado di vedere l’ambiente, elaborare il contesto, reagire ad un ostacolo, valutare le conseguenze. Si arriverà ad avere macchine autonome ispirate a «modelli mentali, in grado di saper individuare una situazione specifica e agire di conseguenza».
Anche in zootecnia la direzione è verso la robotica. «Secondo il vicepresidente di DeLaval – ha proseguito Bisaglia – nel 2050 la quasi totalità delle stalle sarà robotizzata e l’uomo si potrà concentrare sul benessere animale».
L’agricoltura sta vivendo una fase di innovazione anche nel segmento del biocontrollo, dal momento che i cambiamenti climatici stanno trasformando le patologie che colpiscono le piante. Ne ha parlato il professor Tito Caffi, patologo vegetale dell’Università Cattolica. «È fondamentale in questo campo formare gli agricoltori, per ridurre al massimo gli errori in campo e favorire comportamenti virtuosi – ha incalzato il professor Caffi -. Il ricorso a microrganismi o agenti di biocontrollo per contrastare i patogeni sono un’opportunità, anche alla luce del fatto che gli agricoltori hanno sempre minori prodotti a disposizione ed è sempre più richiesta tempestività di intervento». La ricerca si sta muovendo nella direzione di individuare nicchie ambientali per sperimentare l’efficacia di un o più agenti di biocontrollo.
Molto attiva anche la ricerca scientifica sui biostimolanti, con il valore del mercato che è passato da ,5 a 4,1 miliardi di dollari fra il 2020 e il 2025 e una proliferazione di documenti scientifici finalizzati a produrre innovazione sul campo. «In questo contesto – ha ricordato il professor Giuseppe Colla dell'Università della Tuscia di Viterbo - l'Italia ha un ruolo di primaria importanza nell’ambito delle pubblicazioni scientifiche nel settore dei biostimolanti».
Particolarmente diffuso l’utilizzo di molecole bioattive per aumentare la biodiversità microbica, così come le molecole con effetto «slow-release e nano-carrier» per contrastare i processi di degradamento e per aumentare il livello di assorbimento cellulare e favorire un’azione prolungata nel tempo.
La nuova frontiera? Arrivare a molecole «data-driven e personalizzate», grazie ad attività di ricerca il più possibile su misura, diversificata, in grado di rispondere alle diverse esigenze dell’agricoltura. «In questo contesto – ha sottolineato Colla – il ricorso all’Intelligenza Artificiale, al machine-learning, alla data-science potrebbe rappresentare un aiuto concreto per velocizzare lo sviluppo di biostimolanti più efficaci ed efficienti e di ottimizzarne gli effetti in campo».
Non dimentichiamo che l’obiettivo dell’agricoltura, in un contesto globale che vede la popolazione mondiale aumentare, è incrementare la produttività.