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Fieragricola parla di Beef on Dairy, il progetto che unisce latte e carne Risorse disponibili nel ColtivaItalia. Obiettivo: difendere la zootecnia italiana

11 dicembre 2025

🐄 Zootecnia bovina da carne: come rilanciare la produzione italiana

Come rilanciare la zootecnia bovina da carne in Italia? Una questione di sovranità alimentare, visto che la dipendenza dall’estero è ormai strutturale: il tasso di autoapprovvigionamento si ferma infatti intorno al 39%, il che significa che oltre il 60% della carne bovina consumata in Italia è importata.

Il tema è stato al centro del webinar organizzato da Fieragricola e Informatore Zootecnico, in vista della rassegna internazionale di agricoltura in programma a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio 2026.


🌍 Dipendenza dall’estero: il ruolo della Francia

La Francia rappresenta il principale bacino di approvvigionamento per gli ingrassatori italiani, con una posizione di fatto dominante:

  • 77% di market share nei primi nove mesi del 2025
    (fonte: Teseo.Clal.it)

Negli ultimi mesi, però, l’acquisto di animali Oltralpe è diventato sempre più complesso:

  • 📈 prezzi quasi raddoppiati dal febbraio 2022

  • 🚫 restrizioni sanitarie legate alla diffusione di patologie
    (ultimo caso: dermatite nodulare contagiosa in alcune regioni francesi)


🇮🇹 Rilanciare la carne bovina italiana: le due leve strategiche

Da qui la necessità di rafforzare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero, puntando su una filiera 100% italiana attraverso due direttrici principali:

🔹 Beef on Dairy
Utilizzo di seme di tori da carne su vacche da latte a fine carriera o non strategiche per la produzione lattiera.

🔹 Linea vacca–vitello
Rafforzamento del numero di bovine nutrici, dedicate alla produzione di vitelli da carne.

Soluzioni che potrebbero:

  • sostenere la zootecnia nelle aree montane e lungo la dorsale appenninica

  • valorizzare come bacino produttivo anche le isole (Sardegna e Sicilia)


🏛️ Il progetto Beef on Dairy: la visione della Lombardia

«La proposta del Beef on Dairy parte dal primato della zootecnia da latte in Lombardia», ha spiegato Alessandro Beduschi, assessore regionale all’Agricoltura.

📌 I numeri chiave

  • circa 1 milione di animali potenzialmente coinvolgibili

  • 300 milioni di euro di investimenti, previsti nel provvedimento “ColtivaItalia”

L’obiettivo è «alimentare la filiera, incentivare investimenti per ingrasso e svezzamento e consentire finalmente il ristallo di animali italiani».

Il progetto è promosso insieme al Consorzio lombardo produttori di carne bovina, Aral e Anafibj.


🤝 Il ruolo degli allevatori: il modello consortile

Fra i protagonisti, il Consorzio lombardo produttori di carne bovina:

  • 100mila capi allevati ogni anno

  • 400 allevatori aderenti

  • nessuna soccida, tutti proprietari

«Siamo partiti nel 2023», ha spiegato Massimiliano Ruggenenti, presidente del Consorzio.
«Con Anafibj abbiamo lavorato su genetica e strategie di valorizzazione dei vitelli, evitando criticità al parto».

I vantaggi:

  • 📈 miglior reddito per gli allevatori da latte

  • 🐂 capi con buon incremento ponderale giornaliero

  • 🔪 rese soddisfacenti per i macellatori


🌱 Opportunità anche per le piccole aziende

Secondo Ruggenenti, il modello apre nuove prospettive anche per gli allevatori di piccole dimensioni, che possono specializzarsi come:

  • svezzatori puri

  • portando i vitelli da carne fino a 200–250 kg

  • per poi cederli agli ingrassatori


📊 Emilia-Romagna: potenziale ancora inespresso

Anche in Emilia-Romagna esistono ampi margini di sviluppo, come ha sottolineato Claudio Bovo, direttore di Araer:

  • nel 2024, solo il 21% delle bovine da latte è stato fecondato con seme da carne

  • il patrimonio potenzialmente coinvolgibile è di 280.000 animali

Fondamentali:

  • 🎓 formazione degli allevatori

  • 🧬 indici genetici specifici, per facilitare il parto e migliorare le performance di crescita

Un percorso che potrebbe valorizzare anche le razze autoctone da carne, dalla Romagnola alla Marchigiana, fino alla Piemontese.


🏷️ Qualità, marchi e redditività

L’obiettivo di fare sistema è stato ribadito anche da Giuliano Marchesin, direttore di Aop Italia Zootecnica:
«Dobbiamo promuovere e valorizzare tutte le produzioni zootecniche attraverso il Sistema di qualità nazionale per la zootecnia, lavorando insieme su Dop, Igp, Stg, SqnO e Consorzio Sigillo Italiano».

💶 Sul fronte delle risorse:

  • richiesta di 500 milioni di euro per incrementare il numero di vacche nutrici

  • oggi in Italia se ne contano circa 370.000

  • in Francia sono oltre 3,8 milioni

Secondo Marchesin, aumentare le vacche nutrici permetterebbe anche di:

  • tutelare il segmento dei vitelli a carne bianca

  • garantire diversificazione e maggiori opportunità di filiera

🎯 L’obiettivo finale: allevatori soddisfatti, redditività e ricambio generazionale, per una zootecnia italiana più forte e competitiva.

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