🐄 Zootecnia bovina da carne: come rilanciare la produzione italiana
Come rilanciare la zootecnia bovina da carne in Italia? Una questione di sovranità alimentare, visto che la dipendenza dall’estero è ormai strutturale: il tasso di autoapprovvigionamento si ferma infatti intorno al 39%, il che significa che oltre il 60% della carne bovina consumata in Italia è importata.
Il tema è stato al centro del webinar organizzato da Fieragricola e Informatore Zootecnico, in vista della rassegna internazionale di agricoltura in programma a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio 2026.
🌍 Dipendenza dall’estero: il ruolo della Francia
La Francia rappresenta il principale bacino di approvvigionamento per gli ingrassatori italiani, con una posizione di fatto dominante:
77% di market share nei primi nove mesi del 2025
(fonte: Teseo.Clal.it)
Negli ultimi mesi, però, l’acquisto di animali Oltralpe è diventato sempre più complesso:
📈 prezzi quasi raddoppiati dal febbraio 2022
🚫 restrizioni sanitarie legate alla diffusione di patologie
(ultimo caso: dermatite nodulare contagiosa in alcune regioni francesi)
🇮🇹 Rilanciare la carne bovina italiana: le due leve strategiche
Da qui la necessità di rafforzare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero, puntando su una filiera 100% italiana attraverso due direttrici principali:
🔹 Beef on Dairy
Utilizzo di seme di tori da carne su vacche da latte a fine carriera o non strategiche per la produzione lattiera.
🔹 Linea vacca–vitello
Rafforzamento del numero di bovine nutrici, dedicate alla produzione di vitelli da carne.
Soluzioni che potrebbero:
sostenere la zootecnia nelle aree montane e lungo la dorsale appenninica
valorizzare come bacino produttivo anche le isole (Sardegna e Sicilia)
🏛️ Il progetto Beef on Dairy: la visione della Lombardia
«La proposta del Beef on Dairy parte dal primato della zootecnia da latte in Lombardia», ha spiegato Alessandro Beduschi, assessore regionale all’Agricoltura.
📌 I numeri chiave
circa 1 milione di animali potenzialmente coinvolgibili
300 milioni di euro di investimenti, previsti nel provvedimento “ColtivaItalia”
L’obiettivo è «alimentare la filiera, incentivare investimenti per ingrasso e svezzamento e consentire finalmente il ristallo di animali italiani».
Il progetto è promosso insieme al Consorzio lombardo produttori di carne bovina, Aral e Anafibj.
🤝 Il ruolo degli allevatori: il modello consortile
Fra i protagonisti, il Consorzio lombardo produttori di carne bovina:
100mila capi allevati ogni anno
400 allevatori aderenti
nessuna soccida, tutti proprietari
«Siamo partiti nel 2023», ha spiegato Massimiliano Ruggenenti, presidente del Consorzio.
«Con Anafibj abbiamo lavorato su genetica e strategie di valorizzazione dei vitelli, evitando criticità al parto».
I vantaggi:
📈 miglior reddito per gli allevatori da latte
🐂 capi con buon incremento ponderale giornaliero
🔪 rese soddisfacenti per i macellatori
🌱 Opportunità anche per le piccole aziende
Secondo Ruggenenti, il modello apre nuove prospettive anche per gli allevatori di piccole dimensioni, che possono specializzarsi come:
svezzatori puri
portando i vitelli da carne fino a 200–250 kg
per poi cederli agli ingrassatori
📊 Emilia-Romagna: potenziale ancora inespresso
Anche in Emilia-Romagna esistono ampi margini di sviluppo, come ha sottolineato Claudio Bovo, direttore di Araer:
nel 2024, solo il 21% delle bovine da latte è stato fecondato con seme da carne
il patrimonio potenzialmente coinvolgibile è di 280.000 animali
Fondamentali:
🎓 formazione degli allevatori
🧬 indici genetici specifici, per facilitare il parto e migliorare le performance di crescita
Un percorso che potrebbe valorizzare anche le razze autoctone da carne, dalla Romagnola alla Marchigiana, fino alla Piemontese.
🏷️ Qualità, marchi e redditività
L’obiettivo di fare sistema è stato ribadito anche da Giuliano Marchesin, direttore di Aop Italia Zootecnica:
«Dobbiamo promuovere e valorizzare tutte le produzioni zootecniche attraverso il Sistema di qualità nazionale per la zootecnia, lavorando insieme su Dop, Igp, Stg, SqnO e Consorzio Sigillo Italiano».
💶 Sul fronte delle risorse:
richiesta di 500 milioni di euro per incrementare il numero di vacche nutrici
oggi in Italia se ne contano circa 370.000
in Francia sono oltre 3,8 milioni
Secondo Marchesin, aumentare le vacche nutrici permetterebbe anche di:
tutelare il segmento dei vitelli a carne bianca
garantire diversificazione e maggiori opportunità di filiera
🎯 L’obiettivo finale: allevatori soddisfatti, redditività e ricambio generazionale, per una zootecnia italiana più forte e competitiva.