Quale sarà il percorso dei biostimolanti nei prossimi anni e quali le innovazioni sulle quali gli agricoltori potranno contare? Vi sono ostacoli burocratici/legislativi che a livello europeo ne frenano la diffusione?

Quella dei biostimolanti è un’area che sta suscitando sempre maggiore interesse nel mercato, e la ragione di questo risiede non solo in un contesto legislativo internazionale che posiziona la sostenibilità ambientale al centro (penso alla EU Farm to Fork Strategy, ma non solo) ma anche in un’opinione pubblica sempre più consapevole dell’importanza della questione alimentare. Proprio a questo si collega lo sforzo della ricerca, che punta a offrire prodotti dall’alta compatibilità ambientale, e che allo stesso tempo siano strumenti utili ad affrontare problemi pressanti come la salute del suolo o un’efficiente gestione delle risorse idriche in agricoltura.

La creazione di un contesto armonico a livello internazionale per la commercializzazione dei biostimolanti è quindi una necessità importante da affrontare per rispondere a questa domanda diffusa, ed è indispensabile affrontarla adeguatamente a livello regolatorio. L’Unione Europea, che ha percepito la reale importanza dei biostimolanti all’interno del Green Deal, è stata la prima entità a dotarsi di un regolamento sui biostimolanti, nel 2019, seguita solo dall’India. Un regolamento perfettibile, certo, soprattutto per quanto riguarda la parte sui microorganismi; e tuttavia un vero e proprio passo da gigante, e un esempio da seguire per le altre nazioni verso la costruzione di un quadro normativo unico che coinvolga EU ed extra EU.

 

Secondo un recente studio dell’Università di Wageningen l’applicazione delle linee indicate dal Green Deal con la riduzione di agrofarmaci porterà a una diminuzione delle rese. Come coniugare sostenibilità ambientale e produttività in campo? In quale direzione sta andando la ricerca?

Le spinte combinate della pressione sull’ambiente e dell’incremento della popolazione ci portano nella direzione del dover produrre più cibo possibile con il minimo uso di risorse. Di certo, queste necessità apparentemente contraddittorie non possono essere coniugate nel nome di un nostalgico “ritorno al passato”, rifiutando a priori il vantaggio che l’innovazione ci offre. La ricerca nel campo dell’agricoltura sta lavorando a offrire varie soluzioni che si integrano a quelle già offerte dalle pratiche tradizionali: dai Biologicals, prodotti innovativi per la cura e per la salute delle piante e del suolo, che aumentano la produttività vegetale in modo sostenibile, all’agricoltura di precisione, che apre la strada ad un nuovo concetto di farming basato sulla regolazione fine delle necessità delle piante. L’integrazione di queste nuove tecnologie nelle pratiche agricole darà una spinta forte a procedere nella direzione segnata dal Green Deal in una misura che sia anche economicamente e socialmente sostenibile.

Nel 2050 come immagina l’agricoltura?

Già oggi, il concetto di agricoltura è radicalmente cambiato rispetto a quello di 30 anni fa. Quello che prima, nella concezione popolare, era un mestiere squisitamente “manuale” ora coniuga professionalità del tutto nuove e competenze trasversali: chimica, biologia, fisiologia vegetale, ma anche data science, intelligenza artificiale. Quello che immagino è che, data la vastità di tecnologie a nostra disposizione, nel futuro l’agricoltura proceda in questa sua evoluzione e che da tale evoluzione emerga uno scenario sempre più complesso e olistico. In questa ottica, sicuramente la tradizione e l’innovazione dovranno continuare a parlarsi, per creare soluzioni sinergistiche efficaci che rispondano contemporaneamente ai bisogni degli agricoltori e alle necessità ambientali sempre più pressanti. In Valagro, abbiamo lavorato in questa prospettiva fin dalla nascita dell’azienda, nel 1980. Abbiamo da subito creduto che una “terza via” fosse possibile (e anzi necessaria), in cui il rispetto per l’ambiente e la ricerca scientifica si incontrano per creare soluzioni fatte su misura per la coltura e per le necessità dell’agricoltore. Per costruire questo futuro, in cui noi profondamente crediamo, dobbiamo capire fin da ora che non esiste – né esisterà – un’unica soluzione che risolva i problemi. La chiave sta nell’integrazione e nel dialogo tra diverse aree tecnologiche.

Global Corporate Affairs Director Valagro