Più di 400 mila le vittime del fenomeno: 12 ore di lavoro per una paga giornaliera di 25 euro. Danni al Paese per oltre 600 milioni di euro

Tra i 25 e i 30 euro per una giornata lavorativa di ben 12 ore, a cui vanno sottratti 5 euro per il trasporto. Sono i numeri del fenomeno caporalato in Italia, diffusi a Roma nel corso del forum “Attiviamo Lavoro - Le potenzialità del lavoro in somministrazione per il settore dell'agricoltura”, organizzato da The European House - Ambrosetti per conto di Assosomm (Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro).

 

La diffusione del caporalato in Italia

I dati sono allarmanti. Secondo le stime sono 400 mila i lavoratori coinvolti nel caporalato nel nostro Pase. L’80 per cento sono stranieri e ricevono un salario giornaliero che ammonta a circa la metà di quello stabilito dai contratti nazionali. Il fenomeno è maggiormente diffuso nel Mezzogiorno, ma è in aumento anche nel Nord e nel Centro del Paese. I distretti agricoli in cui si pratica il caporalato sono 80. Di questi, in 33 sono state riscontrate condizioni di lavoro “indecenti” e in 22 “di grave sfruttamento”.

 

Le conseguenze per il Paese

Secondo i dati presentati a Palazzo Chigi, il caporalato danneggia il Paese per oltre 600 milioni di euro all’anno: questo l’ammontare del mancato gettito contributivo. Il settore agricolo è quello dove si registra la maggiore incidenza dell’economia sommersa. Il tasso di irregolarità in agricoltura è l’unico a essere aumentato, passando dal 18,5% del 2000 al 22,3% del 2013.

 

I disagi per i lavoratori

A questo danno si aggiunge, ovviamente, quello dei lavoratori vittime del fenomeno. Almeno 100 mila soffrono di un disagio abitativo e ambientale. Il 72 per cento presenta malattie che prima dell'inizio della stagione lavorativa non si erano manifestate; il 64 per cento non ha accesso all'acqua corrente; il 62 per cento dei lavoratori stranieri impegnati nelle stagionalità agricole non ha accesso ai servizi igienici.

 

“Occorre la massima trasparenza”

“Sono essenziali – ha commentato Rosario Rasizza, presidente di Assosomm – la massima trasparenza, tramite l'accessibilità ai contratti commerciali, buste paga semplici e chiare dove il lavoratore riesca a controllare il valore economico effettivo di un'ora di lavoro, la rimodulazione di alcune disposizioni del contratto nazionale del lavoro per renderle più confacenti al settore dell'agricoltura e la presenza in loco di qualificati dipendenti della struttura delle Agenzie”.

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola