Sale la pressione sulle filiere zootecniche

Le importazioni di commodity dell’ex Celeste Impero stanno infiammando da mesi i listini. Incognita suinicoltura: quali saranno gli effetti sui prezzi qualora Pechino rallentasse gli acquisti di carne suina dall’Unione europea? I dati di Teseo.Clal.it sui primi quattro mesi del 2021.

"La situazione dei prezzi delle materie prime resterà molto volatile e complessa fino ai prossimi raccolti dell’emisfero Nord. Poi vedremo se i listini si manterranno a livello mondiale su valori elevati oppure se vi sarà una contrazione e una normalizzazione su valori precedenti. Indipendentemente dal mercato, resta irrisolto il nodo della programmazione delle filiere zootecniche e un’assenza di un piano europeo sulle proteine vegetali che in queste occasioni pesa notevolmente".

Ma se l’Europa non ha capito che sta vivendo una situazione di scarsità cronica e non si dà strumenti mutualistici, assicurativi e organizzativi, significa che siamo lontani dall’obiettivo. Professor Gabriele Canali, economista agrario dell’Università Cattolica e direttore del Crefis

 

La fiammata dei prezzi di cereali e semi oleosi innescata a partire dallo scorso ottobre, che negli ultimi mesi sta mettendo sempre più in difficoltà gli allevatori per un rincaro dei costi di produzione, spinge il professor Gabriele Canali, economista agrario dell’Università Cattolica e direttore del Crefis (Centro ricerche delle filiere suinicole), a suggerire un approccio risolutivo pragmatico, così da garantire al sistema zootecnico e alle catene di approvvigionamento delle carni suine, ma anche delle carni bovine, avicole, del lattiero caseario una programmazione di medio-lungo periodo, sempre più strategica in un momento in cui il comparto delle produzioni animali è alle prese con diversi fattori esterni in grado di influenzarne vitalità e sviluppo: i cambiamenti climatici, i fattori ambientali, le richieste di sostenibilità e benessere animale invocate dai consumatori. Per non dimenticare i fattori geopolitici, che hanno influenzato le grandi rotte commerciali, con la Cina che negli ultimi mesi ha ripreso ad approvvigionarsi di mais e soia dagli Stati Uniti, acquistando notevoli quantità di prodotto e infiammando i prezzi a livello globale.

I dati riportati da Teseo.Clal.it evidenziano che l’import di cereali della Cina nei primi quattro mesi del 2021 è cresciuto del 210% su base tendenziale, per oltre 21,3 milioni di tonnellate e un valore di 6,1 miliardi di dollari (+226% rispetto a gennaio-aprile 2020).

Avanza anche l’import di Pechino di soia e semi oleosi: oltre 30,5 milioni di tonnellate di materie prime immagazzinate nel primo quadrimestre 2021 (+15,5% su base tendenziale), per un valore di 15,8 miliardi di dollari (+42 per cento, secondo le elaborazioni di Teseo.Clal.it). È dal 2003, dalla Riforma della Pac approvata con il commissario europeo Franz Fischler che sottolineo la necessità di pianificare le produzioni, in quanto il passaggio agli aiuti disaccoppiati, finanziamenti non legati cioè all’effettiva coltivazione, avrebbe esposto i mercati ad una maggiore volatilità .

Sarebbe opportuno trovare soluzioni concrete per gestire appunto le fasi di criticità dei prezzi, così da non compromettere la redditività delle imprese agro-zootecniche.

 

Le mosse della Cina potrebbero avere riflessi anche sulla suinicoltura europea, alla luce di una politica di importazioni di carne suina, in questa fase sostenuta dall’esigenza interna di garantire i consumi, dopo i casi di peste suina africana che hanno ridotto nell’ultimo triennio la mandria.

Molto dipenderà dalla velocità di ripopolamento, che secondo alcuni osservatori sembra procedere con maggiore rapidità rispetto alle attese. Fra gennaio e aprile 2021, intanto, la Cina ha importato quasi due milioni di tonnellate di carni suine (+14,4% su base tendenziale, secondo le elaborazioni di Teseo.Clal.it), per un valore di 5,4 milioni di dollari. L’Unione europea è il primo mercato di approvvigionamento, con un market share pari al 64% nel primo quadrimestre di quest’anno e con Spagna, Paesi Bassi e Danimarca primi fornitori dall’area comunitaria.

L’Unione europea conta molto sul mercato cinese come destinazione. Ma cosa accadrebbe qualora la Cina proseguisse la corsa verso l’autosufficienza produttiva (oggi all’89,5% contro il 97,7% del 2018, secondo Teseo.Clal.it), riducendo così l’import dall’Ue? Quali potrebbero essere le ripercussioni sui mercati europei? Già oggi un po’ di impatto lo sta subendo la Germania, le cui esportazioni verso la Cina sono state bloccate dalle autorità sanitarie di Pechino e non escludo che qualche ripercussione si possa estendere anche agli altri mercati comunitari, perché è inevitabile che la Cina, mente aumenta la produzione interna parallelamente riduce gli acquisti dall’Europa. È facile, quindi, che si possa verificare un appesantimento dei prezzi.

Per l’Italia gli effetti negativi dovrebbero sentirsi comunque meno. Potremmo forse risentirne in maniera indiretta – commenta l’economista agrario – ma in Italia la filiera ha la possibilità di sganciarsi un po’ dai prezzi internazionali, per il fatto che il nostro suino ha caratteristiche diverse che riguardano più l’andamento dei prodotti tipici. Allo stesso tempo, l’avvio della stagione estiva, se coinciderà con l’allentamento delle misure restrittive del Covid, dovrebbe favorire i consumi e sostenere i prezzi. Un segnale positivo dovrebbe appunto arrivare dai tagli per le grigliate».