L'evento del Gruppo New Business Media/ Tecniche Nuove a Veronafiere

Nel corso dell’evento clou del mondo del latte, svolto a Veronafiere e organizzato dal Gruppo Tecniche Nuove, il ministro Patuanelli ha annunciato la firma del protocollo d’intesa per il sostegno alla filiera lattiero casearia. «L’impegno degli allevatori nella transizione ecologica e nell’obiettivo della neutralità climatica va valorizzato con precise azioni nell’ambito della prossima Pac e nel Pnrr». Il tavolo permanente di confronto appena istituito al ministero consentirà di individuare le misure più adeguate

«Ho appena sottoscritto il protocollo di intesa per il sostegno alla filiera lattiero-casearia».

«Un risultato reso possibile dallo sforzo di tutte le parti che compongono la filiera: produttori, cooperative, trasformatori e distributori».

Lo annuncia Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali nel suo intervento nel corso del Dairy Summit 2021, terza edizione dell’evento clou del settore lattiero caseario organizzato dal Gruppo New Business Media/ Tecniche Nuove a VeronaFiere sia in presenza che con il collegamento da remoto di oltre 500 telespettatori in streaming su piattaforma dedicata.

 

La filiera Tecniche Nuove

«La ricetta del latte sostenibile tra ambiente, economia ed etica» è il tema che ha tenuto banco negli interventi e nelle tavole rotonde moderate da Mary Mattiaccio, Cristina Lazzati, Giorgio Setti e Lorenzo Tosi, responsabili delle testate giornalistiche che coprono tutta la filiera che va “dal foraggio, al formaggio, fino sulle tavole dei consumatori” del gruppo editoriale milanese.

«L’accordo raggiunto dopo un mese e mezzo di confronto – ha continuato il Ministro – permette un riequilibrio nella distribuzione del valore aggiunto lungo la catena che va dalle stalle allo scaffale». Dal punto di vista economico l’impegno, valido fino al 31 marzo 2022, consente agli allevatori di raggiungere il prezzo di 41 centesimi al litro, con un premio diversificato a seconda del prezzo base di partenza.

Infondate le accuse di insostenibilità climatica

«È un passo fondamentale- ha commentato -, che difende le nostre eccellenze del settore, messe sotto pressione da margini sempre più esigui dovuti alla crescita incontrollata dei costi delle materie prime».

Ma oltre che in difesa, il comparto lattiero caseario deve giocare in attacco contro una cattiva informazione basata su dati che di scientifico hanno ben poco.

«A Bruxelles – ha testimoniato Simona Caselli, capoaffari europei della Legacoop agroalimentari – il tema caldo riguardo alla presunta insostenibilità dell’allevamento da latte non è più tanto il benessere animale, sono stati compresi gli enormi passi avanti compiuti dal settore in questo campo, ma piuttosto il tema delle emissioni di gas clima-alteranti». 

Tra Farm To Fork e Cop26, la necessità di una transizione ecologica e gli attacchi sulla neutralità climatica il comparto della zootecnia da latte teme così di interpretare il ruolo di agnello sacrificale (anzi, in questo caso di vitello sacrificale) sull’altare dei Friday4Future.

«Il dibattito in corso – ha testimoniato Gianni Gilioli dell’Università di Brescia – mette in imbarazzo il mondo della ricerca: le accuse di insostenibilità climatica si basano su indicatori incompleti che non tengono conto dell’apporto degli allevamenti nella crescita dei carbon sink del suolo. Le emissioni di metano non si limitano sacrificando allevamenti ed animali, ma migliorando in maniera sostenibile la fase di alimentazione».  «Anche nel corso della Cop26 – ha proseguito Caselli – si continua ad attribuire all’allevamento l’incidenza del 28-30% delle emissioni totali di gas serra. Ma analizzando i dati si scopre che in questo calcolo si considerano anche gli impatti per la deforestazione, che nel nostro Paese sono nulli, anzi positivi vista l’avanzata delle foreste, e dei trasporti. Facendo le dovute tare l’impatto della zootecnia italiana non supera il 7% delle emissioni totali».

L’impegno nella transizione ecologica e digitale

«Un valore – ha aggiunto Matteo Lasagna, vicepresidente di Confagricoltura – in rapido calo grazie all’impegno degli allevatori nell’adozione di pratiche sostenibili e digitali: l’obiettivo della neutralità climatica, fissato da Bruxelles al 2050, in realtà per il nostro Paese non è così lontano».

Accuse che comunque lasciano il segno sui numerosi strumenti di programmazione in discussione in Europa e nel nostro Paese in questo periodo storico, dalla strategia Farm To Fork, al Pnrr fino al Piano strategico nazionale per la prossima Pac post 2023.

Pac e sovraproduzione, tempesta perfetta

«La zootecnia da latte – ha ammonito da Bruxelles Paolo De Castro, coordinatore gruppo S&D della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale dell’EuroParlamento – rischia la tempesta perfetta. L’Italia deve applicare obbligatoriamente la convergenza interna per un riequilibrio più uniforme dei contrbuti Pac entro la prossima programmazione e il comparto del latte è uno dei più colpiti».

«Dalla fine del regime delle quote latte – ha dedotto Fabio Del Bravo di Ismea che ha presentato nel corso del DairySummit uno studio di scenario sul latte bovino in italia – la produzione è cresciuta notevolmente inEuropa e In Italia. Le proiezioni indicano una crescita ulteriore della produzione italiana di latte di un ulteriore 15% entro il 2025 per poi stabilizzarsi».

Serve una Ocm anche per il latte

«Non saremo in grado – ha ammonito Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo – di assorbire questa eventuale quota di iperproduzione. La sostenibilità può essere la chiave per valorizzare gli esempi virtuosi di cui è ricca la filiera del latte italiana, ma non a queste condizioni». La proposta di Calzolari per difendere le peculiarità del latte italiano è quella di prevedere nel Psn una Ocm latte. «Uno strumento, sulla scorta di quanto avviene per il comparto ortofrutta, che può costituire una leva per un’azione più incisiva nel tavolo di confronto di filiera e che può assicurare programmazione produttiva e diffusione capillare dell’innovazione per una veloce transizione ecologica e digitale».

Riservare alla zootecnia il 70% delle risorse degli ecoschemi

«L’impegno più importante – ha ribadito Ettore Prandini, presidente di Coldiretti -  deve essere quello di valorizzare l’impegno degli allevatori, che spesso sono l’ultimo baluardo in difesa dei territori. Per farlo occorre migliorare la percezione che il cittadino consumatore ha di questo settore superando le contrapposizioni che ancora dividono i diversi anelli della filiera del latte in favore di un impegno comune contro le azioni di lobby che pretendono di poter produrre carne sintetica e siml-formaggi». I banchi di prova di questa strategia sono secondo il presidente di Coldiretti il Pnrr, piano di ripresa e resilienza, che deve realizzare una riforma strutturale e risultare inclusivo riguardo al capitolo delle agroenergie e dell’agrivoltaico rispetto alla platea dei numerosi piccoli produttori spesso zootecnici che chiudono le filiere dell’economia circolare lungo tutta la penisola. «L’impegno più importante – auspica- deve scaturire dalla Pac: se la zootecnia rischia di essere tra i settori più colpiti dalla riduzione dei contributi allora bisogna studiare meccanismi affinchè il 75% delle risorse degli ecoschemi sia attribuito a questo settore».

Benessere animale, un sistema di premialità per il sistema di qualità nazionale

«Un’opportunità per valorizzare – ha affermato Filippo Gallinella, presidente della Commissione agricoltura della Camera – l’impegno degli allevatori negli obiettivi di sostenibilità etica viene dalla recente istituzione del sistema di qualità nazionale benessere animale (Sqnba). In questi mesi sono in corso i confronti per definire i requisiti minimi per ogni diverso sistema di allevamento. L’adesione al Sqnba sarà valorizzata da un simbolo pubblico nazionale, ma presenta tutte le carateristiche per poter essere ulteriormente sostenuta nella predisposizione del Piano strategico della nuova Pac, da un meccanismo di premialità che sostenga gli sforzi dei produttori».

La discriminazione di dare un colore al cibo

«La filiera da latte italiana – ha replicato Patuanelli  - è sicuramente più virtuosa nel campo della sostenibilità rispetto ai competitor. Il Green deal europeo va nella giusta direzione quando individua gli obiettivi della salvaguardia della salute dei consumatori e della tutela dell’ambiente, ma dare un colore al cibo con in sistema a semafori penalizza le eccellenze della tipicità lattiero casearia italiana e scava un solco che va superato, un’omologazione della dieta che rischia di produrre danni ancora maggiori nella tutela dell’ambiente».

«Tutte le strade indicate – ha concluso - per valorizzare l’impegno di questa filiera nei confronti della transizione ecologica e della neutralità climatica meritano un’attenta valutazione assieme alla filiera. Per questo è vicino alla firma il decreto ministeriale che istituisce un tavolo di confronto permanente per la filiera latte su questi temi».

Imparare a fare i conti con i consumatori

«Le azioni di filiera sono efficaci solo se tengono in giusta considerazione l’opinione dei consumatori». È l’avvertimento di Marco Cuppini, direttore del Centro Studi e Comunicazione di GS1 Italy. Incalzato da Cristina Lazzati, direttrice di Mark Up e GdoWeek, Cuppini ha messo in evidenza, nello studio: «Salute in tavola: come il consumatore-cittadino vive la trasformazione della filiera» come i consumatori siano già stimolati da una pletora di loghi e simboli presenti sulle confezioni di latte, tra metodi di produzione, impegni di sostenibilità, indicazioni di origine e di riciclabilità degli involucri. Ogni ulteriore azione di valorizzazione richiederebbe quindi un adeguato supporto di promozione, marketing, ma soprattutto story telling per rilanciare l’immagine del latte italiano, offuscata da campagne denigratorie che fanno leva sulle ansie salutistiche dei consumatori.

Prendendo spunto da queste considerazioni Carlo Alberto Buttarelli, direttore Ufficio Studi e Relazioni di Filiera di Federdistribuzione ha concluso il Dairy Summit con un campanello di allarme: «Condivido gli sforzi di coesione di filiera del tavolo latte, consapevole dell’impegno di produttori e trasformatori nel sopportare aumenti di costi di produzione a due cifre innescati dalla crisi logistica di fine pandemia mi chiedo però se la strategia giusta sia quella di trasferire tali costi più a valle: siamo sicuri che i consumatori siano disponibili ad affrontare un aumento del prezzo del latte in questo periodo?»

Il dibattito sulla posizione della Gdo, gestito da Cristina Lazzati ha chiuso simbolicamente il percorso della filiera latte nel corso del Dairy Summit: “La ricetta del latte sostenibile tra ambiente, economia ed etica»  organizzato da NewBusinessMedia/Tecniche Nuove alla Fiera di Verona. In precedenza, dopo l’apertura di Giovanni Mantovani, direttore generale Veronafiere spa e di Ivo Nardella, editore e amministratore unico del Gruppo Tecniche Nuove spa, che hanno ribadito l’impegno delle due strutture in favore dello sviluppo sostenibile, Fabio del Bravo di Ismea e Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero caseario Alleanza delle Cooperative, hanno dibattuto i risultati dello studio: “Scenari di produzione del latte bovino in Italia”.

Paolo De Castro in collegamento da Bruxelles ha descritto le opportunità e i rischi del Green deal e della nuova Pac nella filiera lattiero-casearia. Giorgio Setti della redazione Edagricole/Informatore Zootecnico ha coordinato la prima tavola rotonda su: “I nuovi parametri della sostenibilità di filiera, dall’allevamento alla tavola” con gli interventi di: Gianpiero Calzolari, presidente Granarolo; Simona Caselli, Capo degli affari Europei Legacoop Agroalimentare; Matteo Lasagna, vicepresidente Confagricoltura; Gianni Gilioli, Professore di Scienze e tecnologie alimentari ed Ecologia presso l’Università degli Studi di Brescia.

Mary Mattiaccio, redazione Edagricole e coordinatrice della Rivista di Suinicoltura, oltre a guidare l’intero evento, ha moderato la seconda tavola rotonda incentrata su: “Impronta etica e sociale della filiera lattiero-casearia” dove si sono confrontati: Filippo Gallinella, presidente Commissione Agricoltura Camera dei Deputati;  Ettore Prandini, presidente Coldiretti;  Antonio Auricchio, vicepresidente Assolatte; Ambrogio Invernizzi, presidente Inalpi. Il Ministro Stefano Patuanelli, collegato da Roma, è stato intervistato in diretta da Lorenzo Tosi della redazione Edagricole Terra e Vita. 

Il video della terza edizione e gli interventi dei relatori saranno presto disponibili sul sito https://www.dairysummit.it/