Diffuso il rapporto di Ismea: migliorano i principali indici, come redditività, occupazione, performance nei mercati esteri. Ma le imprese hanno dovuto rinunciare a 15 miliardi di euro di finanziamenti dalle banche

Migliora la redditività delle aziende agricole; migliora il saldo fra nuove imprese e quelle costretta a chiudere; migliorano occupazione e capacità di generare valore aggiunto. Sono le performance dell’agricoltura nel 2015, anno che per il primo settore è stato più che positivo, così come avevano già indicato i dati Istat sul Pil. Restano difficoltà importanti, prima fra tutte l’accesso al credito. A scattare la fotografia sullo stato di salute dell’agricoltura italiana, l’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, che ha diffuso i risultati del Rapporto “AgrOsserva” sul IV trimestre 2015.

 

Più redditività, Pil da record

“Grazie anche al calmieramento dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, soprattutto dei prodotti energetici per il corso deflativo del greggio, nel 2015 migliora la redditività del settore agricolo nazionale, in misura più evidente rispetto agli altri 28 Paesi dell’Ue”, si legge nella nota diffusa da Ismea.

Il rapporto AgrOsserva ribadisce quanto già emero dai dati Istat sul Pil: è stata l’agricoltura italiana il volano dell’economia italiana nell’ultimo scorcio del 2015. Significative le performance del primo settore: più 3,8 per cento in tutto il 2015, con una decisiva accelerata nell’ultimo trimestre, quando l’incremento che è stato registrato è addirittura superiore all’8 per cento.

 

Bene anche occupazione ed export

Anche sul fronte del lavoro e della capacità delle imprese italiane di presidiare i mercati esteri, i numeri relativi all’agricoltura sono positivi. È stato registrato un più 4,1 per cento di nuovi occupati nel terzo trimestre 2015, mentre, come noto, le esportazioni dell’agroalimentare hanno raggiunto quota 36,8 miliardi di euro nel 2015. L’export del primo settore, con una crescita del 7,3 per cento, è stato il fattore decisivo nella complessiva buona performance del Paese (più 3,7 per cento). Una dinamica “positiva”, sottolinea Ismea: “Rispetto agli ultimi anni ha visto un contributo maggiore della componente agricola (+11,2%) rispetto a quella industriale (+6,5%)”.

 

Si ferma l’emorragia delle imprese

Nel 2015 si è anche assistito al rallentamento di quella che l’istituto chiama “emorragia” di imprese agricole. Il saldo, infatti, continua a restare negativo (meno 6.464 imprese nel 2015 rispetto al 2014), ma il trend rallenta di molto. Il saldo 2014 rispetto al 2013, infatti, diceva che le imprese vittime della crisi erano state quasi il triplo (18.344); addirittura quasi il quadruplo nell’anno ancora precedente (31.996).

 

Consumi e prezzi agricoli

Sul fronte dei consumi, Ismea sottolinea che “nel suo insieme, la spesa di prodotti alimentari, registra un aumento dello 0,3% rispetto al 2014”. Mentre l’andamento dei prezzi agricoli, fotografato dall’indice elaborato dall’Istituto, segna un incremento annuale dei listini agricoli dell’1,5 per cento (un risultato frutto del più 9,9% delle colture vegetali e del meno 6,7 per cento dei listini zootecnici).

 

I problemi dell’accesso al credito

Infine, sottolinea l’Ismea, “l’accesso al credito rimane una questione delicata per l’intero sistema produttivo nazionale e per il comparto agroalimentare. I dati della Banca d’Italia sugli stock di prestiti bancari messi a disposizione delle imprese, attestano a fine 2015 un livello inferiore dell’1,7% rispetto a fine 2014. In termini assoluti, in un solo anno il tessuto produttivo del nostro Paese ha dovuto rinunciare a 15 miliardi di euro di finanziamenti esterni bancari.

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola