L’intervento del prof. Dario Casati, economista agrario

 

Verona, 11 maggio 2021. Premesso che l’agricoltura ha retto complessivamente meglio di altri settori all’urto del Covid, seppur con alcuni grandi cambiamenti legati al mutamento improvviso di stile di vita (chiusura dell’Horeca), è ora necessario adattare le politiche agricole all’esigenza di incrementare le produzioni, disporre di stock adeguati e progettare modelli produttivi più elastici e reattivi.

Parola del professor Dario Casati, economista agrario fra i più autorevoli in Europa, già prorettore vicario dell’Università di Milano e professore emerito nell’Ateneo lombardo, che ha affrontato il tema in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dei Georgofili.

«L’obiettivo di fondo per il sistema agricolo e alimentare si conferma quello di produrre nel mondo cibo a sufficienza per tutti e ovunque»
Dario Casati - Professore e economista agrario

Produrre di più genera alcuni benefici. Innanzitutto, «un’agricoltura che produce di più è in grado di fornire un maggior reddito complessivo e pro-capite agli agricoltori. Non dimentichiamo che tradizionalmente, e ancor oggi, il reddito in agricoltura è inferiore a quello medio e, quindi, un suo incremento risponde ad uno degli elementi chiave del concetto di sostenibilità».

dario-casati.jpgInoltre, prosegue il prof. Casati, «un prodotto di migliore qualità ottiene prezzi più elevati e allo stesso tempo provoca minori scarti dovuti a produzioni sotto livello, realizzando di conseguenza aumenti di quantità prodotta e vendibile».

Tenendosi ben lontano dalle insidie delle mode commerciali e ideologiche che rischiano di ridurre l’ambiente ad un’icona da riverire ciecamente in una sorta di neo paganesimo, il professor Casati pone alcuni punti chiave su come dovrà essere l’agricoltura del futuro, partendo da ciò che innegabilmente è: «Un’attività economica che produce beni essenziali alla sopravvivenza dell’umanità. Senza cibo non c’è vita né pace».

La seconda indicazione per il futuro è a favore di «un sistema di integrazione dei redditi che preveda un sostegno all’esercizio della professione commisurato al contributo fornito nella produzione e nel mantenimento degli stock strategici, nonché del territorio e dell’ambiente, eventualmente collegato ai meccanismi esistenti nella Pac, per ovviare a prezzi agricoli tanto bassi da scoraggiare la produzione o la cura delle altre funzioni. L’agricoltura che verrà esige rispetto dalle altre attività umane perché, come ha dimostrato nella pandemia, è in grado di rispondere al suo impegno, a qualsiasi costo, ma senza un vero prezzo corrisposto dalla società».

Il perno di tutta la strategia dell’agricoltura del futuro sarà «la maggiore produttività, per rispondere ai futuri bisogni alimentari dell’umanità aumentando la produttività».
Per superare carestie e pestilenze, l’agricoltura dovrà adottare nuove tecniche e «imparare nuovi modi di produrre, usando i nuovi ritrovati della scienza. Con saggezza e prudenza, ma con una grande predisposizione ad intraprendere e a progredire, producendo prodotti di alta qualità e preparandosi ad operare in un sistema con un elevato grado di apertura al mercato mondiale».

Sarà doveroso pensare a «un’agricoltura in grado di produrre sempre di più in condizioni pienamente compatibili con una vera sostenibilità, che voglia cioè salvaguardare, come sta già facendo da circa 12 millenni, il contesto in cui opera e vive. Ma che non si dimentichi di essere un’attività economica e che, allo stesso tempo, non si dimentichi di pensare ai Paesi meno fortunati».

Emarginare l’agricoltura sarebbe un errore. Anzi, l’obiettivo dovrà essere avere «un’agricoltura che partecipi alla crescita economica del Paese con un’offerta di cibo di qualità, abbondante e sicuro destinato ad una domanda in espansione. L’agricoltura del futuro è quella che crede che il futuro sia nell’agricoltura e, coerentemente, si prepara a far diventare realtà ciò che altrimenti sarebbe solo uno slogan vuoto».