Verso Fieragricola 2018. Lo scenario internazionale di una delle colture simbolo del Made in Italy.

Non bastavano le importazioni a dazio zero dai Paesi Eba (Everything but arms, Tutto tranne le armi, ndr). Ora, a mettere in pericolo la risicoltura europea è anche il Giappone che, come ha annunciato il ministero dell’Agricoltura nelle scorse settimane, intende quadruplicare le esportazioni di riso e di prodotti a base di riso. L’obiettivo è passare dalle 24.000 tonnellate (delle quali 10.000 tonnellate costituite da riso consumato come alimento, 11.000 sotto forma di sakè e 3.000 come cracker di riso) esportate lo scorso anno, a 100.000 tonnellate entro il 2019. L’unica incognita è causata dal prezzo, che potrebbe non essere competitivo.

 

Informazioni tutt’altro che secondario per l’Italia, che è il primo Paese europeo per la produzione di riso, con una quota di oltre il 70 per cento.

 

Boom del sakè

Negli ultimi anni, in particolare, le esportazioni di sakè hanno segnato significativi incrementi. Nel 2016, infatti, il Giappone ha toccato la cifra record di 15,5 miliardi di yen (143 milioni di dollari) di export, mettendo a segno – come ha ricordato il portale Asia Nikkei – un aumento per il settimo anno consecutivo. Esportazioni trascinate anche dalla adattabilità di accompagnare la bevanda simbolo del Sol Levante con i cibi della cultura orientale.

 

 

Fonte: Fieragricola News

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