Nessun focolaio esponenziale, l’OIE spegne l’allarme

Nessun allarme per l’influenza aviaria, nonostante sia stata segnalata la presenza di focolai di virus H5N8 in 17 Paesi europei

A dirlo è Monique Eloit, CEO dell’OIE, l’Organizzazione mondiale per la salute animale. Ma al di là della «forte pressione» dell’influenza aviaria H5N8 trasmesso da uccelli migratori, non si sta affrontando un «focolaio esponenziale» della malattia.

«Non siamo di fronte a un significativo peggioramento della situazione – ha spiegato Monique Eloit al sito francese Agrisalon.com -. Attualmente, 17 paesi europei hanno fatto una dichiarazione all’OIE sulla presenza di focolai di virus H5N8 nei loro territori: Germania, Austria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Serbia, Svezia, Svizzera, Repubblica Ceca e Regno Unito».

In Francia l’attenzione è particolarmente elevata e le restrizioni per contrastare la diffusione del virus sono state estese a livello nazionale.

In Germania è stato applicato l’obbligo di protezione al coperto degli avicoli, ma le misure hanno carattere locale, come ha informato il portavoce del ministero dell’Ambiente della Renania Settentrionale-Vestfalia, dove si è registrato qualche caso in animali selvatici.

 

«L’H5N8 è molto virulenta e ha un alto tasso di mortalità negli uccelli infetti – ha proseguito Monique Eloit -. Ogni paese prende le sue decisioni sulla base della propria situazione. Ad esempio, gli edifici e la gestione del bestiame sono diversi in Finlandia e Grecia. Non vi è alcuna raccomandazione ufficiale dell’OIE».

«La vicinanza geografica è molto importante, piume, piumini ed escrementi sono un alto rischio di contaminazione e il trasporto aumenta la vulnerabilità – ha sostenuto Eloit -. Il virus ha anche un reale potenziale di mutazione».

 

Tuttavia, l’OIE non intende raccomandare la vaccinazione sistematica di uova o anatre in futuro. «Non sollecitiamo raccomandazioni di carattere generale e la singola soluzione non funziona – ha dichiarato Monique Eloit -. Spetta a ciascun paese decidere, in quanto ogni situazione è diversa dall’altra. È necessario confrontare i ceppi di virus, le forme di allevamento, il pollame, i settori economici, se il consumo è locale o per l’export».

 

L’epidemia in Asia

In Corea del Sud, ha informato nei giorni scorsi l’agenzia di stampa Reuters, è stato ordinato il più grande abbattimento selettivo di polli e di altre specie avicole, con la conseguenza di un’impennata sul mercato del prezzo delle uova locali. Dalla metà di novembre sarebbero stati eliminati 16 milioni di avicoli, ma nessun caso di infezione umana è mai stato rilevato in Corea del Sud.

Anche in Giappone sono stati segnalati focolai di influenza aviaria e le autorità di Macao, nella Cina meridionale, hanno temporaneamente chiuso il mercato avicolo.

 

Fonte: Servizio Stampa Fieragricola-Veronafiere

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