Crolla l’export verso la Cina e il governo deve sostenere i farmers

Con una produzione mondiale di oltre 123 milioni di tonnellate, gli Sati Uniti sono il primo produttore di soia al mondo. Le esportazioni, però, che rappresentano l’ossigeno per la redditività dei farmers americani, sono in diminuzione e lo scenario preoccupa gli operatori.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, il capo economista del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), Robert Johansson, avrebbe tracciato un quadro preoccupante sulle esportazioni di soia a stelle e strisce, durante l’Agricultural Outlook 2019 in corso in Virginia.

Il braccio di ferro con la Cina è pesato sulle spalle dei produttori americani per 7,9 miliardi di dollari in termini di minori esportazioni, che sono andate a zavorrare le riserve facendo calare le quotazioni della soia.

Nel 2017 la Cina ha assorbito il 60% dell’export di soia Made in Usa, ma le tensioni sui dazi hanno orientato il Paese del Dragone a privilegiare il canale commerciale dal Brasile.

L’incremento dell’export americano verso l’Unione europea (+112% tra luglio e dicembre 2018 su base tendenziale, con acquisti nel secondo semestre dello scorso anno pari a 5,1 milioni di tonnellate), verso il Messico o l’Argentina non sono comunque bastati a riequilibrare il mercato, tanto che il governo di Washington ha distribuito ai coltivatori aiuti per 61 dollari a tonnellata, come spiegato dal settimanale The Economist.

Tuttavia, secondo il magazine, secondo stime ufficiali alla fine dell’anno gli agricoltori avranno accumulato 25 tonnellate in giacenza, contro le 12 dell’anno scorso.

Quali saranno le conseguenze in termini di geopolitica e di mercato internazionale della soia?

 

Fonte: Ufficio stampa Fieragricola

 

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