Il consumatore ha scelto: l'agricoltura di precisione e la professionalità sono la chiave della crescita

«Il consumatore ha scelto. E ha scelto la sostenibilità e la salute: il biologico unisce questi due aspetti. Quindi il bio avrà un grande futuro e crescerà nell’interesse e grazie all’interesse dei consumatori».

Parola del professor Angelo Frascarelli, docente di Economia ed Estimo rurale all’Università di Perugia e uno dei massimi esperti di Politica agricola comune in Europa.

Il futuro sarà del biologico, dunque?

«A mio avviso sì, purché a questo modello di agricoltura si affianchino gli strumenti utili alla conoscenza e ad una nuova professionalità: l’agricoltura di precisione, che garantisce innovazione, maggiore quantità, migliore qualità e, allo stesso tempo, rispetta l’ambiente».

Qual è il valore aggiunto dell’agricoltura di precisione?

«La conoscenza attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati, che permette alle imprese agricole, anche attraverso specifiche figure in grado di analizzarli, di muoversi mettendo insieme gli interessi degli agricoltori che puntano a produrre di più a costi inferiori, dei cittadini che vogliono qualità e ambiente e della politica che cerca una maggiore sostenibilità ambientale dell’agricoltura. Grazie al precision farming si possono sfruttare i dati sul suolo, sul clima, dal satellite, per migliorare le traiettorie col trattore e i mezzi meccanici, per impiegare la quantità giusta di fertilizzanti al momento giusto, irrigare quando serve, evitando gli sprechi e, dunque, abbattendo i costi».

L’agricoltura di precisione è utile anche al biologico?

«Assolutamente sì è indispensabile per l’agricoltura bio. Faccio un esempio. Grazie alle soluzioni di precision farming possiamo togliere le infestanti con mezzi meccanici a due centimetri dalla pianta, così da non utilizzare la chimica, ma sfruttando un livello altissimo di precisione. Anche la viticoltura biologica trae enormi vantaggi dall’agricoltura di precisione, grazie alla quale possiamo avere dati molto utili sul clima, sulla pianta, sulla diffusione delle malattie in maniera tale da intervenire in maniera preventiva, evitando così l’utilizzo della chimica di sintesi».

Quali sono invece le prospettive di mercato per gli agricoltori?

«L’interesse per il biologico non significa automaticamente prezzi alti. Tutto dipenderà dalla domanda e dall’offerta, perché anche il bio risente di tali dinamiche. È anomalo parlare di “giusto prezzo”, come fanno molti agricoltori. L’unica variabile che entra in gioco è la legge della domanda e dell’offerta. Faccio un esempio. In passato un prodotto come il farro ha avuto prezzi altissimi, mentre adesso abbiamo prezzi bassissimi. E questo perché, seppure nel farro biologico aumentino i consumi, c’è stata un’offerta talmente elevata che ha generato un mercato con prezzi in discesa. Ha vinto il biologico, senza dubbio, ma il mercato segue sempre una regola: domanda-offerta-prezzo».

Quali suggerimenti dare a un agricoltore che vuole affacciarsi al mondo del biologico?

«Innanzitutto è bene sottolineare che fare agricoltura biologica significa fare un’agricoltura altamente professionale. Non è più l’agricoltura del passato, è necessaria una elevata professionalità. In caso contrario, in mancanza cioè di elevata professionalità, sconsiglio vivamente di fare agricoltura bio. Bisogna conoscere il suolo, la pianta, la sua fisiologia, il clima, prevenire tutto quello che può succedere in campo. Inoltre, accanto alla professionalità bisogna avere una filiera che valorizza il prodotto. Non si può produrre biologico per il mercato spot».

Fonte: Ufficio stampa Veronafiere

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