Il settore italiano è fra i primi in Europa ed è spinto dalla forza del brand Made in Italy, ma fanno deflazione e frammentazione sono ancora un problema

Frammentazione, deflazione e concorrenza aggressiva dall’estero, a volte paradossalmente agevolata dalle scelte dell’Unione europea. Ma anche grande qualità e sicurezza dei prodotti, riconosciuti per queste caratteristiche in tutto il mondo, e capacità di innovare. L’agricoltura italiana vive un periodo di luci ed ombre. Se da una parte il primo settore ha sentito in maniera importante la crisi dei consumi e la contrazione del potere di acquisto, dall’altra è stata proprio l’agricoltura una delle sorprese più interessanti dell’ultimo anno in termini di crescita di Pil e capacità di creare nuovi posti di lavoro.

 

Da una parte, dunque, la solidità di un primo settore italiano trainato dalla forza del brand Made in Italy, con il Belpaese che ha consolidato il suo terzo posto fra le potenze d’Europa. Dall’atra la frammentazione, storico problema del sistema Italia. Impressionante il confronto con il resto del mondo: in Francia poco più di 400mila aziende coltivano 27,7 milioni di ettari di territorio, in Italia più di un milione di imprese lavorano su 12 milioni di ettari.

 

La lettura in bianco e nero dello stato di salute dell’agricoltura italiana trova conferma sui dati annuali diffusi dall’Istat

Vero: il primo settore italiano è quello che, in termini di incremento del Pil, ha fatto registrare i migliori risultati, più 3,8 per cento, un aumento che è sei volte superiore a quello medio nazionale. Al contempo, però, sono allarmanti i dati sui prezzi più volti sottolineati da tutte associazioni di agricoltori: dal meno 60 per cento dei pomodori al meno 30 per cento del grano, passando per il calo del 21 per cento che ha interessato le arance.

 

In questo scenario, anche le istituzioni sembrano mandare segnali in parte contrastanti. Se da una parte si è registrata da inizio anno una intensificazione degli sforzi a sostegno del primo settore, dall’altro l’agricoltura italiana si è trovata e si trova in difficoltà anche a causa di alcune, discutibili, scelte politiche, soprattutto europee. Il riferimento ovvio è all’ abolizione dei dazi sull’import dell’olio tunisino, che ha accesso un forte dibattito. Sul banco di accusa anche l’accordo con il Marocco, sempre relativo all’importazione di prodotti agricoli.

 

Intanto, però, il Governo ha messo in campo iniziative che hanno ricevuto il plauso di produttori ed operatori del settore, come quelle a sostegno delle giovani generazioni di agricoltori e del credito in agricoltura. Luci ed ombre anche in questo caso, con la speranza che il 2016 possa spazzare i dubbi che affliggono il settore. Il potenziale di certo non manca, la richiesta di qualità e prodotti Made in Italy in aumento lo conferma.

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola

FIERAGRICOLA E' MEMBRO DI

IN COLLABORAZIONE CON

PARTNER UFFICIALI