ADDIO A EVELYN NGULEKA, EX PRESIDENTE DELLA WFO NEL CUORE L’AFRICA E I PICCOLI AGRICOLTORI

06-02-2017
Fieragricola
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Verso Fieragricola 2018: ricordo dell’ex numero uno della World Farmers Organization, scomparsa sabato

ADDIO A EVELYN NGULEKA, EX PRESIDENTE DELLA WFO NEL CUORE L’AFRICA E I PICCOLI AGRICOLTORI

È morta a Lusaka, nello Zambia, Evelyn Nguleka, 47 anni, ex presidente della World Farmers Organization. A darne notizia, ieri, la stampa africana, che ha parlato di un decesso allo University Teaching Hospital dopo un breve ricovero per malattia. Nguleka era stata eletta al vertice della WFO nel 2013 ed era stata riconfermata alla guida del sindacato mondiale degli agricoltori nel 2015, durante l’assemblea generale che venne ospitata all’Expo di Milano.
Evelyn Nguleka, veterinaria e allevatrice, si era tuttavia dimessa dall’incarico lo scorso settembre, in seguito all’arresto con l’accusa di corruzione all’interno dell’Associazione degli agricoltori dello Zambia, il suo paese natale.
Alla vigilia di Fieragricola 2016, un anno fa, la presidente della WFO era intervenuta nell’ambito dello Speciale Innovazione che l’Ufficio stampa di Veronafiere aveva curato, con l’obiettivo di fornire strumenti agli operatori e agli addetti ai lavori, proprio sul futuro dell’agricoltura.


Riportiamo qui sotto l’intervista di Evelyn Nguleka, rilasciata il 3 febbraio dello scorso anno

 

NGULEKA (WFO): INVESTIRE NELL’AFRICA PERCHÉ POSSA SVILUPPARSI

 

Evelyn Nguleka, veterinaria di Lusaka (Zambia), è presidente della World Farmers Organization (WFO), l’Organizzazione Mondiale degli Agricoltori
Presidente Nguleka, qual è l’eredità di Expo Milano 2015?
«Come agricoltrice e presidente dell’Organizzazione Mondiale Agricoltori, vorrei ringraziare l’Italia per aver mantenuto fede al tema principale di Expo 2015, in tutte le attività ivi relative. “Alimentare il Pianeta, Energia per la Vita” è l’obiettivo quotidiano degli agricoltori e la promozione di questa tematica a livello globale rappresenta di certo un grande riconoscimento alla comunità agricola del mondo. Come WFO il nostro ruolo è stato quello di contribuire alla stesura della Carta di Milano per la parte riguardante l’agricoltura e di adottare una dichiarazione di principi che promuovesse il punto di vista degli agricoltori nell’ambito di uno sviluppo sostenibile globale. La nostra dichiarazione è stata adottata il 25 giugno 2015, nell’ambito della Assemblea Generale dell’OMA a Milano. Credo che l’Expo abbia senz’altro rappresentato una grande opportunità per la comunità internazionale tutta, di promuovere queste tematiche in un’ottica di centralità per il settore agricolo globale».
Come è cambiata l’agricoltura nel mondo negli ultimi 15 anni e quali sono le priorità per la WFO?
«Dall’uso delle proprie braccia, all’uso dei cavalli e dei buoi fino alle moderne tecnologie, gli agricoltori hanno dimostrato ripetutamente di essere degli innovatori! Benché molte fasi fondamentali dell’agricoltura siano rimaste le stesse nel corso degli anni, le tecniche agricole sono cambiate drasticamente. Gli agricoltori moderni hanno dovuto acquisire una maggior consapevolezza dei concetti di costo e guadagno e dedicare un’attenzione decisamente superiore all’efficienza e alla gestione aziendale. Vi sono numerosi casi di studio che dimostrano di come tutti gli agricoltori in tutte le parti del mondo vogliano rinnovarsi, ammodernarsi, avere un ruolo produttivo e non solo. L’agricoltura infatti ha un ruolo multifunzionale: nella produzione di ricchezza, nel dare lavoro, nel sociale, nella lotta al cambiamento climatico. Gli agricoltori si sono ritrovati a dover competere su un terreno di dimensioni globali ma spesso senza essere forniti degli strumenti necessari per poter realmente essere competitivi. Nei paesi sviluppati ancora oggi molti agricoltori sono costretti ad abbandonare i campi perché non sono in grado di competere con le grandi aziende agricole. Nei paesi in via di sviluppo, dove la grande maggioranza del PIL proviene dall’agricoltura, molti agricoltori stanno risentendo in modo drammatico del limitato accesso all’innovazione tecnologica.  Per questo la WFO, una comunità di imprenditori agricoli, tenta in tutti i modi di far valere i loro diritti in quanto produttori di generi alimentari e come attori economici. Per questo i tre pilastri principali delle nostre attività sono: la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare, con un focus sulle aree tematiche trasversali direttamente o indirettamente all'agricoltura, vale a dire il commercio, la ricerca e l’innovazione, il bestiame, l’accesso ai finanziamenti, l’istruzione, l’accesso all’informazione e alla conoscenza, questioni riguardanti i giovani».
Quali sono le opportunità per gli agricoltori in Africa? Quali sono le previsioni per il 2016 e i prossimi anni? Si può essere ottimisti?
«L’agricoltura è stata e rimane centrale per le economie dell’Africa. Tuttavia, la produzione agricola africana è influenzata da molti fattori: la maggior parte del suolo africano non è di proprietà diretta degli agricoltori che quindi non sono portati ad investirvi; disastri dovuti al cambiamento climatico e degrado del territorio; scarse infrastrutture e basso livello di meccanizzazione. Questi fattori sono ovviamente aggravati dal contesto politico.
Ma il futuro dell’agricoltura dell’Africa è destinato ad essere diverso, influenzato da una serie di nuovi driver. I cambiamenti demografici e le percezioni di agricoltura, i cambiamenti climatici, crescente paura di insicurezza alimentare mondiale, e innovazioni tecnologiche. Un gran numero di risposte sono già emerse indicando agli agricoltori nuove direzioni da seguire: uno concertato sforzo verso la “rivoluzione verde”; una nuova visione dell’Africa come una possibile protagonista per il futuro alimentare globale; crescente interesse dei paesi BRICS per l'agricoltura africana; la ricerca di nuovi modelli di coltivazione; una nascente industria di trasformazione agricola emergente. Questi sviluppi hanno già cambiato e stanno cambiando l’agricoltura africana. Il problema che si pone non è “se” l’Africa potrà essere una protagonista del futuro sviluppo globale, perché lo sarà, il vero problema è “come”. Bisogna supportare i paesi africani in uno sviluppo industriale e un’urbanizzazione sostenibili per il nostro pianeta. Bisogna investire nell’Africa affinché essa possa svilupparsi in una nuova direzione: una che unisca allo sviluppo economico uno sviluppo sociale e uno sviluppo sostenibile, vi è infine bisogno di uno sviluppo umano integrato».
Che cosa l’Italia può fare per sostenere il sistema agricolo in Africa?
«L’Italia sta già dando il suo contributo allo sviluppo agricolo africano attraverso il suo lavoro instancabile all’interno del quadro europeo ed internazionale avendo sempre in mente come principali riferimenti politici gli Obiettivi del Millennio, oggi sostituiti dalla nuova strategia globale relativa ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS).
L’accordo di Cotonou infatti offre alle relazioni di cooperazione dell’Unione europea un quadro per lo sviluppo economico, sociale e culturale dei Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). La cooperazione iniziata per eliminare la povertà infatti sta portando dei frutti, contribuendo alla pace e alla sicurezza, alla stabilità politica e democratica dei Paesi ACP. Tutto questo contesto in un’azione congiuntamente per raggiungere progressivamente gli OSS. Un dialogo politico regolare, politiche di consolidamento della pace e di prevenzione e risoluzione dei conflitti, la promozione dei diritti umani e dei principi democratici basati sullo Stato di diritto e della gestione trasparente e responsabile degli affari pubblici, l’elaborazione di strategie di cooperazione, tra cui l’agenda per l'efficacia dell'aiuto, le politiche settoriali relative all'ambiente, il cambiamento climatico, la parità fra donne e uomini e le migrazioni; questi sono tutti strumenti essenziali per uno sviluppo sostenibile in Africa.
Ovviamente c’è molta strada da fare in questa direzione ma già l’adozione degli OSS e degli Accordi di Parigi nell’ambito del COP21 ci stanno conducendo verso la giusta direzione. Importanti ed essenziali sono gli investimenti nel settore agricolo. Gli agricoltori hanno voglia, hanno la capacità, di rinnovarsi, di essere più produttivi, di sfamare il mondo. L’unica cosa che gli manca sono le risorse economiche per dare il via a questo processo».
Di quali innovazioni l’agricoltura ha maggiormente bisogno?
«Nel prossimo futuro la produzione agricola e alimentare dovrà affrontare una serie di problemi urgenti a livello sia nazionale che globale: l’aumento della popolazione mondiale; l’aumento della durata di vita media; la crescente urbanizzazione; un continuo aumento della domanda di cibo, per quanto riguarda quantità e qualità; una continua diminuzione della disponibilità di terreni agricoli. Già oggi più di 1 miliardo di persone stanno morendo di fame ora e un altro miliardo soffre di malnutrizione. Bisogna dare una risposta urgente a questo tema che ha la massima priorità. Per questo l’agricoltura ha bisogno di innovazioni che l’aiutino a rispondere prontamente e in modo adeguato, e una risposta del genere può esserci solo se nasce da una cooperazione tra il settore agricolo, quello scientifico e quello degli investimenti. Queste innovazioni potrebbero migliorare sia la fertilità del suolo e contribuire a intrappolare nel terreno una quantità enorme di CO2, riducendo nell’ambiente dell'effetto serra di origine agricola.
Altre innovazioni di grandissima importanza devono avvenire su una tematica che alcune volte sembra essere dimenticata: l’accesso all’acqua. Oggi l’agricoltura già utilizza circa il 70% di acqua dolce disponibile per la coltivazione di piante e degli animali addomesticati. Abbiamo bisogno di migliorare l’utilizzo di acqua con nuove tecnologie di irrigazione e gestione del suolo dal momento che in futuro, in diverse aree, l’acqua potrebbe essere il fattore limitante per la produzione alimentare.L’innovazione è necessaria anche sui sistemi di coltivazione e di allevamento, anche al fine di adeguare la pianta o l’animale a specifici ambienti, utilizzando tutte le tecnologie oggi disponibili. Dovremmo anche portare innovazioni tecniche in quei paesi in via di sviluppo per limitare la perdita di parte del raccolto che viene perso perché gli agricoltori non hanno o la possibilità di raccoglierlo o la possibilità di conservarlo. Dovremmo anche operare nel limitare l’utilizzo di biomassa commestibili per la produzione di biocarburanti e di bioenergia in generale. Dovremmo infatti utilizzare biomasse non commestibili per la produzione di energia biologica, quindi vi è bisogno i continuare la ricerca per la produzione di bio-carburanti di terza e quarta generazione. Questo aiuterà sia direttamente che indirettamente gli agricoltori: vi sarà meno competizione per l’uso del suolo, maggiori investimenti e maggiori guadagni per gli agricoltori, daremo una forte risposta alla lotta contro l’inquinamento e il cambiamento climatico. Altre fonti energetiche fisiche (come il vento, fotovoltaico etc.) non devono essere installati su suoli produttivi. In particolare, gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere installati di preferenza sui tetti degli edifici urbani di fascia rurale per un utilizzo più semplice e diretto».
Che cosa teme maggiormente per il futuro dell’agricoltura a livello mondiale?
«La missione del WFO è quella di riunire i produttori nazionali e le cooperative agricole, con l’obiettivo di sviluppare politiche a favore e a sostegno delle cause degli agricoltori nei paesi sviluppati e in via di sviluppo. La nostra missione è quella di rappresentare e promuovere gli interessi degli agricoltori nelle sedi politiche globali e creare le condizioni per l’adozione di politiche volte a migliorare l’ambiente di lavoro e l’evoluzione economica e sociale dei produttori, le loro famiglie e le comunità rurali.
Tutto questo però si può raggiungere solo se mettiamo in piedi una serie di azioni concertate che spingano lo sviluppo agricolo al centro di un programma di sviluppo integrato. Per questo è assolutamente necessario che agli agricoltori venga riconosciuto un ruolo attivo nella formulazione di politiche riguardanti l’agricoltura, sia a livello nazionale che globale. Il vero rischio altrimenti è che decisioni fondamentali che riguardano il settore agricolo vengano prese senza tener conto degli interessi degli agricoltori che sono gli attori principali del primo settore».
Come sta evolvendo il land grabbing? Cosa ne pensa?
«Il suolo è una risorsa complessa che riveste un ruolo di assoluta centralità ai fini non solo del mantenimento degli equilibri naturali alla base dell’esistenza umana, ma è anche il supporto a tutte le attività umane, che si parli di industria o agricoltura.
È, dunque, necessario che l’uomo sviluppi la consapevolezza necessaria per guardare al suolo non come ad un qualcosa da sfruttare, ma come ad una risorsa da utilizzare in modo responsabile. Negli ultimi anni, molte circostanze hanno contribuito a determinare un contesto particolarmente favorevole allo sviluppo degli investimenti in agricoltura. Circostanze legate all’andamento dei mercati finanziari e dei prezzi del petrolio, sia fattori politici. In questo clima, è da considerare normale e conseguente che si siano sviluppate forme di investimento, come il Land Grabbing, fondate su logiche di accaparramento delle terre, a danno delle popolazioni più povere. Dai dati disponibili emergono alcune evidenze, prime fra tutte, la concentrazione delle acquisizioni nei Paesi africani e gli obiettivi delle coltivazioni, i cui prodotti non sono, nella maggior parte dei casi, destinati all’alimentazione umana. Tutte le numerose acquisizioni di terra realizzate nel corso degli ultimi anni nei PVS e, in specie, quelle risultanti da investimenti che hanno determinato violazioni dei diritti delle popolazioni autoctone possono essere definite Land Grabbing
Le operazioni di Land Grabbing riguardano esclusivamente forme di agricoltura industriale, finalizzate alla produzione di materie prime da destinare prevalentemente all’allevamento del bestiame o a impieghi al di fuori delle filiere agro-alimentari, come quelli relativi ai bio-carburanti. Per questo credo che sia oggettivamente difficile pensare che queste operazioni possano essere coerenti con gli interessi delle popolazioni locali e con le loro esigenze e potenzialità di sviluppo, ma anche con l’esigenza di assicurare un uso responsabile della risorsa suolo e, quindi, delle terre interessate».
Fieragricola di Verona dedicherà un focus particolare all’Africa. Quale messaggio desidera inviare agli organizzatori e agli operatori?
«Il mio messaggio è molto semplice: nonostante l’Africa sia una realtà molto diversa da quella italiana o europea, vi troverete la stessa volontà di crescere, di innovarsi, di combattere la fame e la povertà. L’Africa sarà la protagonista di questo secolo e come ho detto l’importante è il “come”: con uno sviluppo industriale sostenibile, uno sviluppo umano integrato, una migliore educazione, un’urbanizzazione che accompagni lo sviluppo del nostro continente».


Fonte: Servizio Stampa Fieragricola-Veronafiere

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