08
MAR
2019

Agroenergie

CLIMATE CHANGE, LA SICCITÀ PREOCCUPA LA PIANURA PADANA

L’ANBI: attivare tavoli di concertazione

I cambiamenti meteo-climatici colpiscono anche la Pianura Padana, cuore della zootecnia italiana. E il 2019 si preannuncia un anno in grado di impensierire l’agricoltura del territorio. A sollevare l’allarme è l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche italiane, presieduta da Francesco Vincenzi.

«L’attuale fase di criticità idrica non interessa solo il fiume Po, ma è generalizzata in tutta l’area della Pianura Padana: l’Adige è addirittura sotto il livello minimo, che sfiorano anche i fiumi Enza (portata marzo 2018: mc/sec 5,85; marzo 2019: mc/sec 0,01), Secchia (portata marzo 2018: mc/sec 20,25; marzo 2019: 2,17 mc/sec), Reno (portata marzo 2018: mc/sec 34,9; marzo 2019: mc/sec 6,79)», rende noto l’Anbi, che segnala anche “come la situazione attuale del fiume Po sia in linea con le condizioni della siccità del 2007, più grave di quella del 2017 costata 2 miliardi di euro in danni all’agricoltura».

La situazione preoccupa molto l’Anbi, «ma esistono ancora margini temporali, utili per nuove precipitazioni, anche se le previsioni a breve indicano eventi temporaleschi, ma non risolutivi, seppur con temperature in calo verso le medie del periodo».

I problemi potenziali non riguardano solamente la siccità, ma anche il fenomeno – purtroppo già noto – della «risalita del cuneo salino lungo il delta del Po, quantificata in oltre 9 chilometri nel ramo di Pila», spiega l’Anbi. Anche i grandi laghi lombardi mostrano livelli ampiamente al di sotto della media stagionale.

Il paradosso del Sud. Paradossalmente, rileva l’Anbi, «radicalmente diversa è la situazione nelle regioni meridionali ed insulari, dove la presenza di numerosi invasi permette oggi di avere scorte idriche mediamente doppie, rispetto allo scorso anno».

La richiesta dell’Anbi. Per l’associazione presieduta da Francesco Vincenzi è necessario «attivare, al più presto, tavoli di concertazione nelle regioni del Nord, per contemperare preventivamente i diversi interessi gravanti sull’utilizzo della risorsa idrica, rispettando le priorità previste dalla normativa, che indica l’uso agricolo dopo quello umano. Il piano invasi straordinario e gli ulteriori investimenti che è necessario attuare sono la risposta che serve al Paese, alla sua economia, all’occupazione».

Fonte: Ufficio stampa Fieragricola

 

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